Phuket, Ko Yao Noi e Kao Lak, Tailandia
Mi sembra opportuno cominciare dall'elemento scatenante la decisione che ha poi portato al nostro approdo sull'isola giurassica.
Mi sembra doveroso prima di tutto rassicurarvi sullo stato dell'aereoporto di Bangkok che finalmente e' tornato a pieno regime. queste notizie mi giungono da fonte piu' che affidabile dopo una lunga ed attenta ispezione di circa quattro ore. Ma chi avra' ispezionato, vi chiederete voi, ,con cotanto zelo? Ed io rispondero': io "di pirsona pissonalmente".... Vero e' che abbiamo dovuto schivare un paio di bombe a mano, arrampicarci tra una trincea e l'altra per fare il check-in ed impugnare il fucile un paio di volte per farci largo tra i manifestanti ed i cadaveri, ma tutto sommato direi che la'ereoporto e' in buono stato.
Per farla breve, siamo arrivati a Phuket il 6 sera. Prima missione: trovare un'albergo che non sia gia' stato preso d'assalto dall'orda di turisti che arriva giornalmente nel sud della Tailandia. Dopo esserci rassegnati al fatto che l'ostello consigliato dalla fatidica Rough Guide era stracolmo e che un'altro albergo consigliato aveva un localino annesso con finestre oscurate e prostitute fuori, siamo andati a finire nell'ostello piu' cadente della citta' (ma almeno solo per 3 sterline a notte). Il letto era una lastra di legno con materassino di 5 centimetrie il bagno era in comune. Dopo una notte insonne abbiamo fatto baracche e baracchine e ci siamo imbarcati su un barcone alla volta della minuscola isola di Ko Yao Noi. Dopo aver trovato un'albergo con bungalow sulla spiaggia e con palme giganti abbiamo deciso di prendere in affitto un kayak e fare un giro nell'isola di fronte alla nostra. Qui arriva il momento in cui io dico a Ben "ma non ti sembra che il tempo stia volgendo al brutto? Quello mi sembra un nuvolone di pioggia" e lui "ma no! si riesce a vedere il cielo azzurro dietro". Non gli avessi mai dato retta. Appena arrivati sulla spiaggetta dell'altra isola, completamente deserta stile Robinson Crusoe, inizia a piovere. Vento, burrasca, cielo color amianto. Disperati ed infreddoliti ci ripariamo nell'incavo di una roccia nella speranza che il temporale passi presto. Ma proprio quando pensavamo che non potesse andare peggio vediamo avvicinarsi un mostro, una specie di mega lucertolone o mini dinosauro lungo piu' di un metro e dalla lingua biforcuta. Iniziamo a sudare freddo, lui ci vede, si ferma, ci guarda, io cerco in giro con lo sguardo pietroni o pezzi di legno con cui difenderci in caso di incontro ravvicinato col rettilone. Lui fa un passo in avanti, al che io, ovviamente terrorizzata e credendo la fine molto vicina faccio per scappare, al che "il coso" si spaventa e si rimmerge in acqua scappando.
L'avventura per fortuna e' andata a buon termine, una volta spiovuto siamo tornati alla nostra isola, baciato la sabbia e bevuto un wisky.
Qui sotto una foto del mostro e Ben in posizione da uomo preistorico pronto ad attaccare la bestia.

5 comments:
E tu che ti spaventavi degli scarafaggi!
Ora mi organizzo con Luca e costruiamo un varano di pezza con cui farti gli scherzi quando torni.
Going by the photo, I think you scared him. Poor dragon!
I'll never ask you for the weather! you never know...
siete stati coraggiosi.. io so che i varani sono molto pericolosi..but as sergio said, I think, you have scared the dragon....but What have you been getting up to scare the dragon? Please sorry for my English
Forse il varano si era innamorato di Serena, avrà pensato "che bell'esemplare di varano femmina!"
Baci da Luca e Sergio
Mi raccomando gli amuleti!!
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